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Faggio

Nome scientifico: Fagus sylvatica L.
Nome Volgare: Faggio

Il nome latino del faggio potrebbe derivare dal greco faghein, ossia "mangiare", per i suoi frutti eduli utilizzati come alimento per gli animali domestici, soprattutto suini. Tuttavia, sembra che i frutti freschi provochino effetti inebrianti: cavalli e muli diventano infatti assai irrequieti se mangiano faggiole in eccesso.

Il genere, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, possiede una chioma massiccia, molto ramificata e con fitto fogliame. La corteccia si presenta grigia, spesso con macchie biancastre e si mantiene di solito liscia e sottile. Le foglie sono semplici, ovali e disposte sul ramo in modo alternato, lucide su entrambi i lati, con il margine ondulato e cigliato da giovani. In autunno assumono una caratteristica colorazione arancio o rosso-bruna. I fiori sono unisessuali, quelli maschili tondi e penduli, mentre quelli femminili accoppiati in una capsula spinosa non pungente, detta "cupola". Le piante iniziano a fruttificare intorno ai 60-80 anni e i frutti sono detti faggiòle o faggine.

Il faggio ha un vasto areale centro-europeo, che si estende dalla Spagna al Mar Nero fino alla Norvegia. In Italia, è presente nelle zone montane di tutte le regioni, eccezion fatta per la Sardegna e le isole mediterranee orientali. Lo si può trovare sulle Alpi fra i 600 e i 1300 metri di quota e nell'Italia peninsulare tra i 1000 e 1700 metri di quota. Sull'Appennino e sulle Alpi orientali si spinge fino a quote rispettivamente di 1800-2000 e di 1200-1400 metri. Lo troviamo in formazioni pure o associato ad abeti, pini, tassi, frassini maggiori, olmi montani, aceri, sorbi, ciliegi selvatici, carpini, fino a 1400-1800 m di altitudine.

Nel Lazio, il faggio copre quasi settantamila ettari di montagna, di solito tra gli 800 e i 1.800 metri, anche se può scendere a quote più basse in presenza di particolari condizioni microclimatiche, come accade per le "faggete depresse" sul Monte Cimino, sul Monte Fogliano, sul Monte Venere, sui Monti della Tolfa e sul Monte Rufeno. Si tratta di una pianta molto longeva che raggiunge normalmente i 150 anni.

Il legno di faggio, piuttosto leggero, non è della migliore qualità, anche perché facilmente aggredibile dai tarli; tuttavia, per la sua facile lavorabilità e per il suo piacevole aspetto, viene largamente utilizzato per la fabbricazione di mobili, di arredamenti e di oggetti a uso domestico.