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Itinerario geologico Cimino-Vicano

E’ la città di Sutri il punto di partenza di questo itinerario tematico nel Lazio vulcanico. A Sutri si incontrano due percorsi del progetto Le Strade dei Parchi: l’Itinerario del Lazio etrusco, che segue le tracce dell’antica via Francigena; e l’Itinerario geologico. Le tombe monumentali di Sutri sono scavate nel Tufo, roccia caratteristica del luogo, prodotto di un’esplosione del vulcano di Vico. La roccia è porosa e compatta, il che l’ha resa ideale per scavare tombe. Resistendo all’erosione del vento e dell’acqua ci ha consegnato tesori archeologici come questo imponente e antichissimo anfiteatro. Arriviamo a Caprarola, sede della Riserva Naturale del Lago di Vico, e arroccata su uno sperone tufaceo come gli altri borghi della zona. Gioiello del paese è Palazzo Farnese, che la nobile famiglia fece erigere nel Cinquecento su disegno di Antonio da Sangallo prima, e del Vignola poi. Il monumentale edificio,uno dei più riusciti modelli di palazzo-fortezza del Rinascimento italiano, domina l’antico paese disposto lungo la via centrale. Difficile immaginare la potente esplosione che forgiò il paesaggio attorno al lago di Vico centinaia di migliaia di anni fa. Monte Venere domina il lago che oggi occupa l’interno della caldera vulcanica. Provvidenziale habitat per numerose varietà di uccelli acquatici, il lago è inserito in una riserva naturale di rara bellezza. Scendendo, s’intravede tra i ciclamini lo specchio d’acqua. Sul versante roccioso affiorano piroclastiti stratificate: le rocce generate da un’eruzione vulcanica esplosiva. L’erosione ad opera del moto ondoso del lago ha prodotto una scarpata piuttosto ripida, che permette di osservare la stratificazione di questi depositi. Prendendo il sentiero della Caproceca vecchia che attraversa interamente il bordo della caldera del vulcano di Vico, troviamo rocce più recenti che ci fanno comprendere il susseguirsi delle diverse fasi vulcaniche. Sono presenti lave leucititiche con piccole sfere biancastre nella pasta di fondo grigia. Preseguendo lungo la strada asfaltata, si osserva un cono di scorie di colore rossastro e i prodotti finali idromagmatici. Della Selva Cimina parla anche lo storico Tito Livio descrivendola come “più impenetrabile e più spaventosa che non siano state al mio tempo le foreste della Germania” Oggi, una rete di sentieri segnati ci porta alla scoperta della magnifica faggeta secolare che riveste il monte Cimino, estendendosi per 975 ettari nel territorio di Soriano nel Cimino, Vitorchiano e Viterbo. Eccoci a Vitorchiano. Il borgo è adagiato su una rupe di peperino, una particolare variante di tufo, così chiamato per la presenza di frammenti neri simili a grani di pepe. Molti gli scorci caratteristici, chiese, vicoli, e la turrita Porta Romana posta tra mura ben conservate. Il vulcanismo non si è completamente estinto, lo testimoniano -per esempio- fenomeni come la sorgente termale del bullicame, Concludiamo il nostro itinerario alle terme di S. Sisto, dove i romani erano soliti far bagnare le truppe di ritorno dalle campagne straniere, per disinfettare i soldati prima di entrare a Roma.